passaggio che non scruta, però, nelle motivazioni personali ma ce ne fornisce un’ evidenza fuggevole e poetica.
Un “segno che ci coglie e ci parla di ciò che stiamo facendo e di dove ci troviamo, in un passaggio, ci induce in uno stato evocativo… o anche al riso, che l’improvvisa consapevolezza può stimolare” (Mario Airò).
A partire dalla scelta del luogo d’intervento, un ponte sospeso sull’acqua della Greve, ma anche un ponte tra cielo e terra, tra passato e presente, il lavoro di Airò invita l’immaginazione di chi lo attraversa a percorrere altre strade.
“Mario Airò è un artista dello spazio, del suono e della luce. Si potrebbe dire che è un artista degli eventi, quelli che accadono negli spazi, ma va specificato che tutto accade nella virtualità dei processi mentali: gli eventi sono quelli che il visitatore immagina, a partire dall’opera che gli si manifesta intorno.” (Giorgio Verzotti in Catalogo Tusciaelecta, di prossima pubblicazione).
Mediante un uso sapiente della luce artificiale e della tecnologia l’artista ha creato un’opera che esplicita i significati del passaggio e, attraverso la stimolazione percettiva, porta all’attenzione dello spettatore-attore le sue molte, possibili, implicazioni donando a questo ponte (originariamente piuttosto anonimo) un’inedita possibilità di sguardo e di accompagnamento per coloro che lo frequentano.
Mario Airò (Pavia 1961) vive e lavora tra Milano, Genova e Radda in Chianti.
Artista tra i più influenti della sua generazione, crea lavori che si rivolgono all’immaginazione e all’intuizione dello spettatore, utilizzando oggetti, immagini, testi, suoni e fonti luminose, giocando su effetti incantatori per trasformare in spazi mentali gli ambienti e i luoghi che accolgono le sue opere
Mario Airò inizia l’attività con un gruppo che trova aggregazione all’interno del corso di Luciano Fabro presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1989, insieme ad altri giovani artisti residenti a Milano, ha dato vita allo spazio espositivo autogestito di via Lazzaro Palazzi e alla rivista «Tiracorrendo».
Ha avuto mostre personali e collettive in Italia e all’estero tra cui ricordiamo la sua partecipazione nel 2005 alla Moscow Biennale of Contemporary Art, Mosca; nel 2004 alla Biennale di Kwangju e in Spazi atti/Fitting Space: 7 artisti italiani alle prese con la trasformazione dei luoghi presso il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano. Nel 2001 espone in una personale alla GAM di Torino, “La stanza dove Marsilio sognava di dormire... e altri racconti”, alla Biennale di Valencia e al progetto pubblico permanente nell’ambito della rassegna Luci d’Artista a Torino; nel 2000 ha avuto una personale alla Kunsthalle di Lophem. Ricordiamo ancora la sua partecipazione nel 1997 alla 47° Biennale di Venezia. Hanno ospitato suoi lavori in mostre collettive, tra gli altri, il Castello di Rivoli, il Museum of Contemporary Art di Tokyo, lo S.M.A.K. di Gent (Belgio), la Triennale di Milano. |