Maggiore trasparenza per le aziende con la Corporate Social Responsability

Il 2018 che si sta avviando alla sua conclusione è stato per un certo tipo di imprese ed aziende un anno abbastanza cruciale, perché per la prima volta sono state obbligate a redigere una Dichiarazione di carattere non finanziario da affiancare al Bilancio economico relativa alle politiche perseguite a livello manageriale in merito a temi etici, sociali, ambientali ed umani.
Le imprese coinvolte al momento sono solo quelle che corrispondono alla definizione EIPR (Enti di Interesse Pubblico Rilevanti) quali banche o assicurazioni, ma anche tutte le imprese quotate in Borsa e con oltre 500 dipendenti.

Come si redige la dichiarazione di carattere non finanziario

Il giro di vite rispetto a quanto avveniva fino allo scorso anno è stato sostanziale, e andiamo a riassumervene i motivi: la Relazione di sostenibilità o Bilancio Sociale redatto fino al 2017 rappresentava un grosso librone nel quale venivano raccontati gli impegni e gli impatti sul contesto sociale ed ambientale, ma nel quale era molto semplice effettuare greenwashing, ossia edulcorare i dati e renderli più virtuosi: in primo luogo perché non era obbligatorio, e in secondo luogo perché nessuno davvero lo controllava, in assenza di certificazioni terze.

Adesso il decreto legislativo N° 254 del 30 dicembre 2016 approvato dal Parlamento Italiano ha reso obbligatoria la pubblicazione di un documento più accurato e preciso rispetto al Bilancio Sociale, ma soprattutto vincolante perché ha bisogno di essere sottoscritto dal CdA e di essere certificato e controllato da un ente revisore imparziale esterno.
Nel caso di incongruenze tra quanto dichiarato e quanto rilevato scatteranno delle sanzioni anche consistenti, e per questo motivo tutte le grandi imprese si sono da tempo attivate alla ricerca di una nuova figura da inserire nel proprio organico, il CSR (Corporate Social Responsability manager) preposto alla raccolta dei dati, alla loro analisi ed alla stesura del documento.

La sua attività è decisamente trasversale, perché non si svolge solo all’interno delle mura per la supervisione sul livello di benessere dei dipendenti o sul rispetto delle emissioni nell’ambiente circostante, ma deve anche avvalersi di consulenze esterne per certificare la sostenibilità attraverso degli audit.
Per queste ragioni appena elencate il cambiamento apportato è molto più coinvolgente, in termini di ricadute, anche sulle PMI, perché le società di servizi alle imprese accreditate per effettuare i test sugli impatti ambientali ma anche analisi chimiche e controlli non distruttivi diventano essere stesse tasselli del Bilancio.

I vantaggi della sostenibilità

Non si può negare che se un’impresa si presenta al mercato ed ai consumatori con un’immagine di sé “virtuosa” perché attenta alle dinamiche del welfare aziendale, all’impatto sul territorio circostante e sul pianeta nel suo complesso, e che in più lotti attivamente contro la corruzione ed a favore dei diritti umani, riscuota un gradimento maggiore.
I consumatori di oggi sono molto più attenti e selettivi rispetto al passato e premiano con il loro portafogli i marchi eco-fiendly, vogliono sapere di più su chi produce ciò che stanno acquistando, e se ad esempio scoprono che uno stabilimento ha installato un impianto a pannelli fotovoltaici per generare da sé l’energia necessaria alla produzione sono molto più propensi a spendere fiducia su di essa; lo stesso criterio si può applicare anche agli enti pubblici ed amministrativi ed agli investitori, sempre attenti a dove orientare i propri capitali e di certo più invogliati ad indirizzarli verso realtà prive di rischi.

Effetti sul mondo del lavoro e sul suo mercato

Non si può trascurare un altro effetto indotto da tale nuova necessaria politica aziendale, quello collegato alla creazione di un nuovo ambito professionale di attività e di studi per il quale è richiesta una preparazione eterogenea che includa molti settori.

Il CSR manager è da tempo un profilo molto ricercato sul mercato del lavoro dalle aziende che hanno gettato lo sguardo sul futuro, e gli istituti accademici italiani più prestigiosi hanno messo a punto dei corsi di studi ad hoc per consentire di acquisire questo tipo di competenze.
Sono infatti necessari fondamenti di sociologia ma anche di marketing, oltre a conoscenze approfondite nei settori del diritto del lavoro e della medicina del lavoro e non ultime quelle sulla Politica dell’Ambiente, per un CV che deve saper leggere i cambiamenti socio-ambientali in atto ed anche anticiparli.

Si completa così la ricaduta dell’entrata in vigore del Decreto sull’intera filiera, anche sul versante della preparazione accademica e del recruiting.